De Crescenzi era un notaio bolognese che nel 1300 compilò l’opera più preziosa che trattava di agricoltura in generale, ma approfondiva con un trattato sugli alberi anche la viticoltura dell’epoca. L’opera è considerata fondamentale per la rinascita della viticoltura, perché è basata sulle opere latine dei classici e di Lucio Columella che tramandarono al mondo le tecniche agricole romane e quelle precedenti, apprese dai Cartaginesi e dagli Etruschi dopo la caduta dell’Impero romano. Inoltre è il primo trattato sulla viticoltura bolognese e più in generale su quella padana, in cui vengono citati i vitigni scomparsi, ma anche quelli utilizzati ancora ai giorni nostri.
Stampato con il generoso intervento della Fondazione Monte di Pietà di Vicenza
Ristampa anastatica in tiratura limitata dell'originale acquisito dalla Biblioteca il 22 settembre 1983, con incisioni in rame di Cristofaro Dall'Acqua.
Stampato con il generoso intervento della Fondazione Monte di Pietà di Vicenza
Il Roccolo ditirambo
di Aureliano Accanti
Acc. Olimpico Vicentino
In Venezia, 1754
Nella Stamperia Pezzana
L'allevamento del baco da seta ha permesso a molti contadini di sfuggire ai tanti momenti economicamente non favorevoli e ha consentito nello stesso tempo il consolidamento di attività lavorative e la nascita di manifatture che si sono incanalate successivamente su altri percorsi di sviluppo. Le pratiche di confezione del pane, dai molti significati simbolici, il rito dell'uccisione del maiale e della lavorazione delle sue carni, il latte come forma importante di introito monetario e la pesca nelle acque dolci, che si manifesta come forma di integrazione alimentare, diffusissima nelle aree del piano, rappresentano tanti modelli di vita quotidiana che si articolano dal basso con innumerevoli sembianze e significati rappresentativi per i vari aspetti della vita rurale.
Le tradizioni gastronomiche, gli attrezzi da lavoro, gli strumenti necessari alla manipolazione di materie prime, le pratiche di coltivazione e di utilizzo delle risorse naturali, hanno rappresentato un complesso sistema di simboli e di funzioni che rischiano seriamente di scomparire o di venire archiviati nello spazio sempre più sfuggente di una memoria distratta. La storia dell'alimentazione nei suoi aspetti materiali, di costume collettivo e di rituale gioioso come nei momenti di dolorosa privazione, rappresenta uno dei metri più importanti di interpretazione della vita quotidiana, vista ed analizzata non solo dal basso, ma anche nella sua evoluzione verso diversi e più standardizzati livelli di consumo e di coesione sociale.
Se salvare un oggetto può essere difficile, più ancora lo è conservarne il nome e la conoscenza del corretto suo uso.
Certo il martello resterà ancora a lungo nella nostra manualità quotidiana e casalinga, ma la maggior parte degli oggetti d’uso artigianale sono o saranno a breve dimenticati.
Quando partivano le prime navi portoghesi e spagnole verso il nuovo mondo, già poco dopo il primo viaggio di Colombo, e portavano diverse varietà di marze di vite per diffonderne la coltivazione, non si trasferiva solo il credo e la liturgia cristiana della S. Messa, ma un mondo più composito che affondava nel mito antico le proprie radici ed aveva reso sacra la produzione di vino. Così cominciarono a prendere corpo i primi nuclei di coltivazione della vite negli attuali Messico, Perù, Brasile a datare dal 1519. Ce lo ha ricordato assieme a mille altre notizie Luis hildago Fernandez Cano, quando nel maggio 1997, ci regalò la sua dotta introduzione al tema che sarebbe stato in seguito sviluppato.
Il Convegno di studio dell’8 e 9 ottobre 1997, condotto in collaborazione con l’Università degli studi di Milano, ha permesso di mettere a fuoco la figura dell’ampelografo e omologo vicentino Girolamo Molon, facendone emergere la caratura del ricercatore e dello scienziato, concedendo il giusto rilievo ad una personalità non completamente analizzata nella sua dimensione biografica e ancora scarsamente nota ai non addetti ai lavori.