
Des tripes & des lettres
Camdeborde, Yves
Paris : Les Edition de l'épure, 2010
Collocazione: GEN B XXI 234
Un cuoco, scrittore e illustratore ha accettato di celebrare quelli che comunemente viene chiamato "pezzi bassi".
Yves Camdeborde si è messo in cucina, Sébastien Lapaque si è chiuso nella sua biblioteca e Michel Tolmer è andato a lavorare al modello al padiglione di triperie di Rungis. Da questo incontro tra la forchetta e la penna, tra le stufe e la letteratura, è nato "Des tripes et des lettres" una raccolta di 15 ricette, divertenti e avide, che i bibliofili potranno onorare con un legame nella vescica di maiale.
Prima usata nella pittura per designare il falso, la parola "pastiche" viene dal pasticcio italiano. Chi potrebbe pensare che quella parola sia uscita direttamente dalla cucina? Un pasticcio, nell'Italia medievale, è una torta ripiena di vari scherzi. I cuochi romani amavano le paste, piccoli pâté in crosta ripieni di varie frattaglie. I loro eredi italiani perfezionarono l'arte del pasticcio. Il termine è passato dal vocabolario della cucina a quello della pittura, da quello della pittura a quello della musica, e infine da quello della musica a quello della letteratura. L'accordo è fatto naturalmente tra il fegato e le lettere. Proporre una serie di pasticci più trippi è semplicemente quello di tenere i due estremi della catena, di voler abbracciare venti secoli di avidità e letteratura occidentale mettendo un piede ai tempi di Apicio e l'altro al tempo di James Joyce.

