29/01/2001

Il Roccolo ditirambo

Ristampa anastatica del volume edito a Venezia nel 1754

Il poemetto enologico fu scritto dall’abate vicentino Valeriano Canati, più noto con l’anagramma di Aureliano Acanti, letterato e accademico olimpico, nato a Vicenza nel 1706 e ivi morto nel 1787.
Composto in onore del conte Gelio Ghellini in occasione del matrimonio della figlia Elena con il conte Simandio Chiericati e pubblicato per la prima e unica volta a Venezia nel 1754 a cura della Stamperia Pezzana, è sempre stato apprezzato non solo dai letterati per la sua valenza poetica, ma anche dagli enologi per l’importante apporto fornito allo studio della vitivinicoltura che nel secolo successivo avrebbe avuto notevole sviluppo a livello italiano ed europeo. Con i suoi 1700 versi è un inno agli oltre trenta vini prodotti nel vicentino dei quali vengono esaltati i sapori, descritte le suggestive zone di produzione, prevalentemente collinari, e ricordati gli appassionati proprietari delle tenute ove, oltre a coltivare i vari vitigni, nei punti più panoramici si sono costruiti le loro splendide residenze.
Benemerito fautore di questo “vasto giardino” è Bacco che nel suo lungo peregrinare, dopo aver fatto rifiorire Firenze e la Toscana, come aveva cantato Francesco Redi nel suo Bacco in Toscana, trova definitivo e gratificante riposo nel territorio vicentino, appagato dall’amore della ninfa Calidonia (da cui il toponimo Caldogno) e dalla bellezza del paesaggio.

Stampato con il generoso contributo della Provincia di Vicenza

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